“Risoterapia & contenuti nel Sogno di famiglia di e con Enrico Montesano”. Articolo di Rita Sala – Il Messaggero -
Autore: Enrico Montesano
22 febbraio 2010 Diario di un capocomico, Macchie di sungia
Da Il Messaggero di sabato 20 febbraio 2010.
Articolo di Rita Sala
Risoterapia & contenuti nel “Sogno di famiglia” di e con Enrico Montesano
Per far corrispondere una frase alla concretezza e all’efficacia popolare (ma non solo) dello spettacolo di Enrico Montesano, in scena al Sistina fino al 21 marzo, potremo parafrasare un famoso proverbio e dire: ci sono ciambelle belle che vengono col buco. Il pubblico è d’accordo. L’ha dimostrato fin da subito, la sera della “prima”, all’attore romano, che Un Sogno di famiglia è coautore (con Anna Maria Carli e Francesco Asioli, regista e protagonista), nei panni del giornalaio Nino Torelli. Attuale, quasi sanguinante, l’assunto di partenza: per agguantare il benessere economico, nella fattispecie la casa sempre sperata, Nino spinge la tribù domestica – la bella moglie Miuccia, due figlie, di cui una, la maggiore, ragazza-madre, e il nipotino jejo – a partecipare un reality. In quattro e quattr’otto la vita dei Torelli si trasforma. L’occhio inesorabile delle telecamere, che riprendono giorno e notte la vita famigliare, “corrompe” in breve tutti quanti, li spinge ad inzeppare di inglesismi ogni frase, azzera i pudori, fomenta la banalizzazione. Miuccia sembra ri-accorgersi della propria avvenenza e flirta con il fotografo che la riprende nuda per un calendario; la mamma di Jejo sta per essere turlupinata da un sedicente “padre pentito” del suo bambino; la sorella più giovane sposa il look e le aspirazioni delle veline; lo stesso Nino, incalzato da una spasimante, rischia di perdere qualche coordinata. Ma…Non sarebbe giusto svelare come la questione si svilupppi in maniera non prevedibile. Il finale è un sacrosanto diritto dello spettatore, al pari dell’effetto con cui Montesano punta con i suoi due tempi di battute vecchie e nuove, sempre ben piazzate: farci tifare per l’anti-appecoronamento televisivo. Una sorta di risoterapia, insomma, che dà botte a destra e a sinistra, mette in ridicolo la prostituzione del Sè imposta ai concorrenti dei reality, recupera antichi valori umani senza obbligare il personaggio Nino a far la figura del reazionario o del qualunquista. Dà una mano alla gradevolezza della rappresentazione la scena di Alessandro Chiti: una piazzetta con l’edicola dei Torelli si trasforma all’occorenza negli interni della loro casa. Grazie ad essa, al corpo di ballo istruito da Manolo Casalino e alle canzoni di Antonello Cascone, lo spettacolo ha sembianze di una produzione del Sistina vecchia maniera. E si può presumere che Montesano volutamente puntato a questo, mentre, per altro verso, mòdula la recitazione (propria e dei colleghi) su ritmi rapidi adatti al pubblico d’oggi. Bravi gli attori: Sandra Collodel con la solita grazia e molto sense of humour; Martina Taschetta nella parte di Lalla squinzetta del Terzo Millennio; Francesca Ceci, procace Sara: Gianluca Grecchi, il piccolo Jejo; Simone Finotti, Domenico; Biancamaria Lelli, la spiritosa signorina Alfonsi; Prospero Richelmy, Renato. E ancora, Goffredo Maria Bruno e Maurizio Aiello.

