“Voglio una Lazio di Indiani”
Autore: Enrico Montesano
2 dicembre 2009 Diario di un capocomico

Ecco l’articolo pubblicato il 1 dicembre da “Derby”.
Enrico Montesano racconta la sua vita da laziale e l’attesa per un derby che spera segni il rilancio della sua squadra
“Voglio una Lazio di Indiani”
Una fede innata ed incrollabile ed un attaccamento ai colori biancocelesti che non è mai venuto meno, soprattutto nei momenti difficili. Ed ora, per spiegare la sua lazialità con ironia e schiettezza, ad Enrico Montesano basta una semplice ma efficace metafora dal sapore d’oltreoceano: “da bambino, quando con gli amichetti c’era da preder le parti tra indiani e cowboy, io ho sempre parteggiato per gli indiani. Preferisco i nativi – ironizza, entrando immediatamente in clima derby – e noi siamo quelli che “già c’erano”. La prima Stracittadina vinta dalla Lazio, è stata quella del 15 maggio del 1904, vinta per 3-0 contro la Virtus. Troppi anni dovevano ancora passare prima che loro, i romanisti, giocassero il derby”. Schietto e diretto, Enrico Montesano è un vero romano dai ritmi irresistibilmente comici. Ed allora, tanto per rimanere tra gli indiani d’America, tu che tifoso saresti? ” Mi sento una sorta di Apache Chiricawa. Anzi meglio, sono Toro seduto: combatto per sdraiare Roma. Ma per riuscirci questa volta bisogna chiamare a raccolta i tifosi, quei fedelissimi che ci sono sempre stati e che oggi, come in tutti i momenti di emergenza, ci saranno ancora”. Montesano infatti, fiutando oggi un clima poco favorevole per la sua squadra del cuore, fa appello a tutti coloro che tifano i colori biancocelesti e non smettono mai di sostenerli. La Lazio sta attraversando un periodo critico, come potrebbe uscirne? “Avverto un clima da -9, quella pagina tanto triste per la Lazio ma ugualmente gloriosa per il riscatto. La Lazio di Fiorini, per intenderci. Ecco, siamo a quel livello e la squadra adesso ha bisogno dei tifosi: lasciamo fuori dall’Olimpico le polemiche e tiriamo fuori la grinta da questi ragazzi. Anche oggi, come allora, ce la possiamo fare. Devo essere sincero: vedo la Roma giocare e noto quell’espressione di gioco che la Lazio ancora non è riuscita a trovare”. Il derby, allora, potrebbe rappresentare un’ancora di salvezza? “No, direi piuttosto l’ultima spiaggia. Va giocato e combattuto con grande umiltà: o la va o la spacca, si dice a Roma. Ma se dovesse andare…”. A quale giocatore ti affideresti? ” Credo che abbiamo ritrovato Stendardo, è rientrato e mi sembra in forma. Oggi servono i cosidetti faticatori, quelli che stanno sul pallone e fermano il gioco dell’avversario”. Si sa che il derby è una partita a sè, dai risvolti sempre inaspettati e che spesso il risultato stravolge le posizioni in classifica. Un pronostico per il risultato finale?: “Non mi azzardo, certo è che la Lazio è sfavoritissima. Perciò non si sa mai”. Come affronterai il derby, da vero indiano? Ecco, vorrei arrivare all’Olimpico come “Toro seduto” e, concedetemi una metafora erotico-sentimentale, andarmene felice come un Arrapaho…”.
