Un demonio in valigia

Autore: Enrico Montesano

13 agosto 2008 Macchie di sungia

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E’ successo a Baltimora, ridente località americana che occupa il dodicesimo posto nella speciale graduatoria delle città più pericolose degli Stati Uniti. Non è difficile crederlo, visto che ci è nata Avril Lavigne.

Un primato che non deve aver affatto stupito il piccolo Jarvon Thompson che a 21 mesi è stato lasciato morire di fame e di sete da sua madre perché non ringraziava abbastanza il Signore dopo ogni pasto (così almeno è quello che emerge dai documenti della corte). L’amorevole mammasantissima era seguace, manco a dirlo, di una delle tante sette messianiche e apocalittiche che tanto hanno dato alla democrazia americana, a partire da un presidente straordinariamente pirla come George Walker Bush. Per intenderci sono quel tipo di militanti cristiani molto devoti alla bibbia, alla mitragliatrice pesante Browning M2 e alle armi di distruzione di massa purché battezzate. Qualcuno li definisce inspiegabilmente un pelino integralisti, solo perché considerano i Talebani in po’ troppo moderati.

Il cadaverino del demonietto, come veniva simpaticamente apostrofato dagli adepti della setta, è stato occultato per oltre un anno in una valigia verde che per il piccolo satana ha rappresentato, senza ombra di dubbio, un rifugio di gran lunga più sicuro del grembo materno. Secondo la polizia sarebbe morto tra le braccia della madre che si sarebbe giustificata dicendo che il bambino era posseduto dal demonio. Il bimbo, prima di esalare l’ultimo respiro, avrebbe sussurrato: “Toglietemi dalle mani di questa deficiente!”.

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